martedì 11 giugno 2013

Dimentichiamoci Invictus, come ogni film mischia realtà a fantasia, ma il ruolo di Nelson Mandela nel rugby sudafricano e mondiale è stato fondamentale.

Ora che questo eroe dei diritti civili sta lentamente avviandosi verso il terzo tempo, è il giusto momento di riflettere.
Molti scriveranno degli anni in carcere, delle sue lotte per i neri in Sud Africa e nel mondo ma anche della  mirabile e politicamente furbissima parte da lui giocata nella coppa del mondo del 1995.
Ma a me sovviene un ricordo personale dell'effetto di Madiba su di me, come tifoso di rugby e come persona.
Non avevo mai visto gli springbok in campo, la cosa più vicina fu lo striscione alla finale di Twickenham del 1991 che diceva "you'll never be world champions unless you'll beat the springbocks!".
Da quando iniziai a seguire il rugby gli springboks erano all'ostracismo, in uno degli ennesimi tentativi di convincere il loro bigotto e razzista governo bianco a cedere il potere e a finire anni di politica di apartheid.
E poi venne finalmente la liberazione di Mandela, i bianchi razzisti erano stati sconfitti dalla storia, dalla ragione.
Ma rimaneva un nodo, il rugby.
La maglia verde con l'antilope la indossavano solo bianchi, boeri, britannici, ma bianchi, nessun nero, o per usare il loro termine razzista, negro.
Gli springbok erano il simbolo del potere bianco, dell'oppressione, tanto che una volta arrivati al potere, i rappresentati della maggioranza volevano abolire la nazionale e lo sport in toto. Come noi in Italia abolimmo le camicie nere e i balilla.
Ma Madiba capì, che il rugby è più di uno sport e che chi lo giocava in Sud Africa l tempo non erano solo i razzisti più beceri.
Francois Pienaar e Nelson Mandela
Mandela intervenne per salvare la nazionale di rugby sudafricana e per rilanciare la coppa del mondo del 1995 come momento di unione. La vittoria finale, con buona pace dell'avvelenamento alimentare degli all blacks, fu il culmine di una favola che voleva e doveva avere un lieto fine.

E io, con la mia maglia verde comprata a Londra qualche anno prima, davanti alla tv soffrii quel supplementare come tutto il Sud Africa per poi esplodere in gioia e lacrime. Quella vittoria fu la vittoria della pace e della riconciliazione su anni di ipocrisia e razzismo, un XXV aprile rugbistico, che tutti dovremmo onorare.
All'inizio fu solo Chester Williams, un grandissimo giocatore, che però faceva più la figura della comparsa in quota di colore.
Ma poi vennero tanti, tantissimi giocatori neri, non solo in Sud Africa, ma in tutto il mondo, non solo per salvare la faccia, come poteva essere in qualche caso, ma come una normale testimonianza di un cambiamento che era avvenuto ovunque.
E ora con la maglia degli springbok giocano prime, seconde linee, aperture, centri ed estremi, non solo l'ala veloce ed atletica.
Pare tra poco Madiba andrà a far compagnia a molti altri grandi uomini che lo hanno preceduto e tra i suoi mille impegni, avrà anche il modo di andare a trovare gli altri grandi del rugby nel loro terzo tempo. E io mi sento, nel mio piccolo di trequarti divano centro di salutarlo e ringraziarlo, di cuore.
Scrito da Diego Ghirardi Il 6/11/2013 02:22:00 AM Nessun commento

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