venerdì 12 luglio 2013

Paragoni blasfemi per spiegare l'esonero di Robbie Deans

Un articolo di Phil Lutton dal titolo: Ewen McKenzie: no messiah, but a visionary of sorts (Ewen McKenzie: no il messia, ma una specie di  visionario) mi ha fatto riflettere su un altro probabile accostamento di figure bibliche al momento che ha portato al cambio di allenatore dei Wallabies.
Premetto che non amo molto chi incensa il rugby come uno sport al di sopra di ogni altro e pieno di significati filosofico-morali. Il rugby è uno sport fantastico, nel quale io, come altri, ho trovato molto più di una palla ovale, del fango e dei bei lividi. Ma certamente non è il 42, come non lo è nessun'altra cosa che abbiamo, se presa singolarmente.
Ora veniamo al paragone balsfemo. Ewen per me non è il messia, è Barabba. E Deans, mi perdonino, Cristo.
Deans ha ottenuto qualche successo, il Tri Nations del 2011 e parte del popolo lo segue, in attesa del prossimo miracolo. Ma il culto personale di Deans minaccia il potere dell'oligarchia del rugby scritto e parlato, un sinedrio potente e rancoroso che mal vede il kiwi a capo del proprio popolo.
La situazione si fa sempre più tesa di mese in mese, vittorie e sconfitte vanno di volta in volta a rafforzare una o l'altra fazione, fino a che non arriva il culmine dello scontro.
In occasione del tour dei Lions Deans prende sulle proprie spalle tutto il peso dei Wallabies, rimanendo fedele alle proprie idee, al proprio stile, non ha convocato Quade Cooper contro il volere del sinedrio ed ha al suo posto investito O'Connor della maglia numero 15.
La rivolta dell'intellighenzia del rugby australiano, soprattutto quello del Queensland è veloce, rabbiosa, infastidita da questo reato di lesa maestà.
Alla prima partita Deans fallisce, i Wallabies perdono, ma di poco, con molti infortuni e un calcio sbagliato all'ultimo: il popolo degli spettatori concede le attenuanti a Deans e continua a sostenerlo, il sinedrio è costretto ad accettare, obtorto collo, più o meno immobile.
La seconda partita, mentre il sinedrio era pronto a scatenare la propria ira contro Deans, viene vinta, di misura, soffrendo, con carattere e forse anche fortuna, ma pur sempre vinta. Se non un trionfo, è per Deans un'affermazione che lo rende salvo ancora per una settimana.
Arrivata la terza partita Deans non fa il miracolo che i tifosi si aspettavano. È il momento giusto per il sinedrio di agire: articoli, tweets, interviste, tutti contro Deans, l'uomo che si è fatto dio di fronte all'autorità del sinedrio e che ha peccato di lesa maestà.
Ma nonostante tutta la sua potenza il sinedrio non può esautorare Deans, necessita di un'autorità superiore.
Bill Pulver: Pilato.
Il neo presidente della federazione ha il solo interesse di mantenere il potere e con ciò il prestigio personale, Deans può essere un ostacolo ma anche un mezzo, le richieste dell'intellighenzia sono chiare, precise, vogliono liberarsi di Deans e richiedono il suo intervento per farlo. Una bella gatta da pelare.
Pulver è messo di fronte alla scelta, rendersi responsabile della morte rugbistica di Deans o lasciare la decisione al popolo. Il dilemma è grande e con esso la responsibilità.
Ma ecco che a Pulver viene in aiuto Barabba. Paladino del popolo e del sinedrio. Male minore, stimato e lodato ma più umile, un uomo che viene dai ranghi e che è accettato da chi detiene il potere mediatico.
Pulver interroga Deans, vuole che egli si difenda, spieghi i motivi della sua ribellione ai voleri del sinedrio, dica perché non ha convocato Cooper, perché ha messo O'Connor all'apertura. Ma Deans non risponde, dice solo che il suo destino è già scritto e non da lui.
Con ciò Deans accetta ogni decisione di Pulver cercando forse l'esonero che lo renderà martire agli occhi dei seguaci (e di certo in Nuova Zelanda).
Al nome di Barabba il popolo ha un moto d'orgoglio, Barabba sia fatto allenatore e venga esonerato Deans.
E a Pulver non resta che presentarsi in conferenza stampa mostrare Deans ornato da una corona di spine ed esclamare: Ecce Homo!

Ecce Homo - Antonio Ciseri 1880 - particolare

Crediti: questo post è in parte colpa di una carissima amica che mi ha regalato "Il «Crucifige!» e la democrazia" di Gustavo Zagrebelsky - 2007 Einaudi Tascabili

Scrito da Diego Ghirardi Il 7/12/2013 08:49:00 AM Nessun commento

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