mercoledì 31 luglio 2013


È difficile cercare di scrivere di una vita straordinaria senza che le parole compongano una storia, qualcosa di lontano ed edificante. Proverò e spero di riuscire a farvi sentire vicino l’uomo dietro la storia.

Vi dirò di Henry Fraser.
Forse qualcuno ricorda il cognome, quello di Will, giocatore dei Saracens: Henry e Will sono fratelli; forse, se quattro anni fa le cose non fossero andate come sono andate, ora sarebbero anche compagni sul campo da rugby.
Partiamo dal 19 Luglio 2009.
Immaginate cosa debba essere fare un tuffo nel mare blu del Portogallo durante una vacanza con gli amici, aprire gli occhi a testa in giù, guardare il fondo del mare, sentire l'acqua entrare nel naso e nelle orecchie, attendere ancora un po' osservando la vita che scorre sotto di noi, e poi riemergere a respirare ed accorgersi sbalorditi di non poter più muovere niente. Niente braccia, gambe, torso; tutto fermo, nessuna risposta all'impulso sempre più forte e disperato di muoversi, di sbracciare, di calciare. Appena quel poco che basta per non affogare, girare leggermente la testa di lato e riuscire a dire “aiuto!”.
Questo è accaduto ad Henry Fraser.
Nessuna azione spericolata, niente droghe o alcool, nessun 'se l'è andata a cercare' con cui alcuni atroci sostenitori del principio di causalità del fato girerebbero pagina, solo l'inebriante sensazione di avere diciassette anni ed essere liberi, spensierati, in vacanza all'estero con i propri amici, i propri compagni di squadra.
Da lì in poi, inizia un quotidiano fatto di operazioni, infezioni, dolore ed angoscia. Angoscia di perdere presente e futuro, angoscia di morire prima fisicamente, poi moralmente. Paura di morire dentro in un corpo inerte, nonostante famiglia ed amici diventino braccia e gambe.
Solo diciassette anni e un colpo che avrebbe atterrato il più grosso dei piloni sudafricani, non Henry.
Henry Fraser inizia a staccare poco a poco i collegamenti con le macchine che lo aiutano a vivere per fare diventare quel vivere una vita, la sua vita.
Dopo mesi, l'uscita dall'ospedale e la conquista di una sedia a rotelle elettrica che gli permette di non essere sempre spinto da ogni parte, la collaborazione con il sito http://www.inattheside.com per scrivere di rugby giovanile, l'organizzare incontri di beneficenza, fino all’emozione più grande, essere l’ospite d’onore all'inaugurazione dell'Allianz Park dei suoi Saracens.
Henry all'inaugurazione dell'Allianz Park - foto blog di Henry Fraser

Henry scende sul campo da rugby ogni settimana insieme a suo fratello. Will, che ha coronato il sogno che era anche suo, lo porta sé, al polso, ogni volta che gioca.
La sua vita è ricca, anche di senso dell'umorismo. Chi vuole stargli vicino deve saper guardare oltre la sua immobilità, all’uomo che non accetta compassione ma chiede e sa accogliere l’amicizia sincera.
Il rugby gli è sempre vicino come una famiglia allargata, generosa e multicolore. Questo gli permette sia di incontrare l'allenatore della nazionale inglese come di conoscere uno strambo italo-australiano che scrive su un blog dall'altra parte del mondo. Un caleidoscopio di legami fatti da una palla ovale, che se non si sa mai dove rotoli, si sa che alla fine finirà sempre nelle mani di un ruvido rugbista che in un modo o nell'altro la saprà controllare e portare in meta, grande o piccola che sia.
Henry travestito da macchinina del gioco del Monopoly - foto blog di Henry Fraser
Questo scritto non è una raccolta fondi per Henry, anche se ne ha bisogno ed invito chi voglia abbracciare quest’uomo, questo ragazzo, a fare una donazione, perché le belle parole e la solidarietà fine a se stessa non comprano le medicine, non pagano i conti degli ospedali e non si mangiano, purtroppo. Stare vicini ad Henry, abbracciarlo, non per senso di pietà ma con l’affetto e l’entusiasmo di chi, leggendo di lui, abbia sentito la voglia di farlo realmente.
Io ringrazio lui. E ringrazio voi se vorrete tendergli una mano.

Scrito da Diego Ghirardi Il 7/31/2013 09:20:00 PM Nessun commento

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