domenica 7 dicembre 2014

La morte di Phil Hughes il 27 Novembre ha scosso lo sport australiano

Sono passate oramai due settimane dalla tragica morte del giocatore di cricket Phil Hughes ma la commozione e i gesti in sua memoria non cessano.
Hughes è stato un ragazzo prodigio del cricket, ha segnato il suo primo century, cento punti in un inning, nella sua seconda partita in nazionale, a 20 anni, ed è tuttora il più giovane ad aver segnato un doppio century in un test match. Dopo gli inizi stellari la sua carriera ha subito un lieve assestamento, ma ha proseguito su livelli molto alti fino al tragico 25 Novembre, quando è stato colpito da una palla in maniera fortuita, è entrato in coma ed è morto senza mai riprendere conoscenza due giorni dopo, poco prima di compiere 26 anni.
Il simbolo dei tributi alla memoria del giocatore è quello di mettere una mazza da cricket fuori dalla propria porta di casa. I numeri e i tag che simboleggiano Huges sono #408, il numero progressivo attribuito al giocatore nella lista dei baggy greens, i giocatori della nazionale di cricket, e #63NO, il punteggio del suo ultimo inning, 63, not out.
La nazionale maschile prima della finale al Dubai 7s
Il mondo del rugby, come sempre molto sensibile a tutto ciò che avviene nello sport, ha abbracciato questa serie di tributi, diversi giocatori hanno scritto i due numeri sui loro polsi o sulle fasce attorno alle gambe, i wallabies hanno portato una mazza a Twickenham e le nazionali di 7s hanno portato in campo una mazza durante gli inni nelle finali disputate a Dubai.
Gesti che significano molto per un ambiente scosso come quello dello sport australiano.
La nazionale di cricket ha rinviato l'inizio della propria serie contro l'India, un atto che non ha ricevuto nessuna critica da parte di quanti con il cambio di programma potrebbero averci rimesso.
Ma è ora il momento di passare dal giusto periodo del lutto e della riflessione a quello dell'azione, per dimenticare non il giocatore, ma per ricominciare a vivere e a giocare, per onorarne la memoria non con tributi ma con vittorie sul campo, come avrebbe voluto lui.
Forse rivedremo mazze in campo e i suoi numeri per lungo tempo, sperando che ciò non diventi un gesto sterile, ma che rimanga un momento per ricordare un campione che non c'è più.
La nazionale femminile prima della finale al Dubai 7s
Vale Phil Hughes

Scrito da Diego Ghirardi Il 12/07/2014 10:00:00 AM Nessun commento

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